Patologie del sistema venoso e linfatico – arti inferiori: quali sono?

Patologie del sistema venoso e linfatico - arti inferiori: quali sono? | Centro Politerapico Polidiagnostico Monza

Il sistema vascolare e linfatico, che si occupa del trasporto dei fluidi e della risposta immunitaria, è uno dei più complessi dell’organismo umano, ed è soggetto a differenti patologie che colpiscono i vasi sanguigni così come i suoi organi.

A seconda della condizione riscontrata, il paziente viene sottoposto a esame da specialisti differenti come il cardiologo e l’angiologo, ma non solo.

Di seguito andiamo ad elencare le principali patologie del sistema venoso e linfatico che colpiscono gli arti inferiori, e i sintomi dai quali è possibile riconoscerle.

Edemi, linfedemi e lipedemi

Con il termine edema si intende un generale gonfiore di una zona del corpo, che il più delle volte è proprio degli arti inferiori. Quelli di tipo fisiologico sono transitori, in quanto compaiono ad esempio in gravidanza o quando si rimane in piedi per periodi prolungati, e si risolvono spontaneamente; vi sono poi edemi che è più difficile fare regredire, in quanto appartengono a persone con mobilità ridotta.

Il linfedema è un accumulo di liquido linfatico nel tessuto sottocutaneo nei distretti dell’organismo. Questo avviene quando la capacità del sistema di trasportare linfa viene superata dall’accumulo di liquido ricco di proteine nell’interstizio e nel tessuto fibro-adiposo. Ciò può essere dato da anomalie congenite (linfedema primario) o da una disfunzione acquisita da determinate patologie o interventi chirurgici (linfedema secondario). Si tratta di una condizione cronica, progressiva e irreversibile, la quale può essere trattata con terapie chirurgiche, farmacologiche o con il linfodrenaggio.

Il lipedema è infine un accumulo di adipe fuori dalla norma, tipico del sesso femminile e localizzato in particolar modo su caviglie, cosce e fianchi. Presumibilmente correlato a questioni genetiche, può portare dolore e gravi problemi motori, e può essere attenuato solo tramite una diagnosi precoce e il ricorso all’intervento chirurgico di liposuzione.

Patologie del sistema venoso e linfatico: vene varicose

Dette anche varici, sono una patologia che porta alla dilatazione delle vene degli arti inferiori, condizione della malattia del sistema venoso superficiale che si manifesta su chi lavora in luoghi caldi o assume prolungate posizioni in piedi; esiste una predisposizione familiare. Vengono colpite la vena grande, la vena piccola safena e rami collaterali, che formano grappoli di vene dilatate e portano gonfiore, tensioni, pesantezza e dolori.

Si curano prevalentemente con terapia laser, ma anche tramite terapia medica e con l’utilizzo di calze elastiche.

Trombosi venose

Sono le formazioni di trombi all’interno della circolazione venosa profonda (TVP) o della circolazione venosa superficiale (TVS).

La TVP interessa maggiormente gli arti inferiori; un trombo non individuato immediatamente può risalire fino all’addome e portare all’embolia polmonare laddove un trombo dovesse staccarsi e raggiungere i polmoni. Può avvenire a seguito di fratture, interventi chirurgici, assunzione di anticoncezionali, malattie oncologiche, tromboflebiti o ancora alterazioni della coagulazione di origine genetica. Si hanno come sintomi l’edema alla gamba, arrossamento della pelle, dolore e difficoltà motoria. La terapia è con calze elastiche e anticoagulanti. Una TVP non curata porta alla cosiddetta sindrome post-trombotica.

LA TVS interessa invece le vene varicose, la piccola safena e la grande safena. Ha come sintomatologia l’arrossamento dei vasi, dolore, infiammazioni e formazioni di indurimento delle vene. La terapia è con calze elastiche, anticoagulanti e chirurgica.

Le diagnosi per entrambe le condizioni vengono eseguite con Ecocolordoppler.

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Mal di gola: come riconoscere quello virale e quello batterico

Mal di gola: come riconoscere quello virale e quello batterico | Centro Politerapico Polidiagnostico Monza

Con l’abbassarsi delle temperature cresce il verificarsi delle faringiti, più comunemente conosciute come mal di gola. Questo non per una diretta correlazione con il freddo, ma piuttosto perché con un continuo passaggio da ambienti a temperatura differente aumentano le condizioni in cui il nostro sistema immunitario può abbassare la guardia ed essere soggetto all’attacco di virus e batteri, e sviluppare quindi tutti i vari sintomi influenzali.

Di seguito vedremo come è possibile riconoscere un mal di gola virale da uno batterico, in modo da approcciarsi correttamente al trattamento dei disturbi e meglio interfacciarsi, quando serve, con uno specialista.

Faringiti virali e batteriche

Le infezioni virali sono la prima causa del mal di gola, che molto spesso è quindi sintomo di raffreddore e virus influenzali; in questi casi la faringite è una condizione passeggera, che può essere trattata con FANS, spray per la gola, pastiglie balsamiche.

Un mal di gola frequente può essere invece sintomo di un’infezione di tipo batterico, le quali possono avere molte cause, quali il contagio aereo o da oggetti contaminati di batteri quali anche lo streptococco. In questi casi, si ha un coinvolgimento di gola e talvolta anche tonsille, mentre i polmoni vengono raggiunti di rado.

Bisogna poi includere nel discorso una serie di cause non dipendenti da infezione, quali sforzi vocali e l’esposizione ad agenti irritanti (fumo, smog, aria condizionata, reflusso gastroesofageo).

Tosse

La tosse è un sintomo che si associa sovente al mal di gola, in particolar modo quando questo è di origine virale e dovuto al virus del raffreddore (rhinovirus). Con il raffreddore, la tosse può presentarsi sia grassa che secca, in associazione a sintomi tipici quali starnuti ripetuti, naso chiuso o che cola, occhi arrossati o lacrimanti.

Allo stesso tempo, in caso di mal di gola la tosse è un sintomo da prendere in considerazione per valutare l’eventualità di una infezione batterica da streptococco: l’assenza di tosse è infatti un fattore che incrementa le probabilità di aver contratto questo tipo di infezione. È probabile aver contratto lo streptococco quando si ottiene un punteggio uguale o superiore a 2 nel conteggio delle seguenti condizioni:

  • febbre sopra i 38° (+1)
  • linfonodi del collo gonfi e doloranti al tatto (+1)
  • tosse assente (+1)
  • tonsille gonfie / con placche (+1)
  • età sopra i 45 anni (-1)

Con un punteggio totale di almeno 2, è bene rivolgersi a un medico.

Cali di voce

Una comune faringite non provoca generalmente un calo della voce, sintomo invece tipico della laringite. Il discorso può cambiare invece quando il mal di gola è originato da una tonsillite, la quale può dipendere sia da infezioni batteriche che virali. In questo caso infatti il gonfiore accusato dalle tonsille, le quali sovente presentano anche placche biancastre, può alterare la voce.

La tonsillite viene curata con antibiotici quando causata da infezione batterica, mentre in caso di infezione virale dovrà semplicemente fare il suo corso. Una tonsillite che ricompare di frequenza può invece portare il medico a consigliare la rimozione chirurgica delle tonsille.

Visita otorinolaringoiatrica: quando effettuarla

Quando non si riesce a fare luce sulle cause di un mal di gola persistente o che si ripresenta spesso nel tempo, o ancora, i sintomi non sembrano associabili a nessuna condizione in particolare, è bene rivolgersi a un otorinolaringoiatra.

La visita otorinolaringoiatrica può infatti diagnosticare, oltre alle patologie di naso e orecchio:

  • faringiti
  • laringiti
  • patologie delle ghiandole salivari
  • tumori del collo

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Come prevenire l’osteopenia ed evitare che degeneri in osteoporosi

Come prevenire l’osteopenia ed evitare che degeneri in osteoporosi

La prevenzione dell’osteopenia è una misura utile e consigliata a tutti i soggetti predisposti a sviluppare questa condizione legata alla riduzione della densità minerale ossea (BMD), un valore che indica la quantità di minerali per centimetro cubo presente nell’osso, e quindi strettamente correlata alla salute dello stesso. Prevenire e rilevare la patologia consente infatti di conservare un’ossatura forte e ridurre i rischi di frattura che aumentano inevitabilmente con l’insorgere dell’osteopenia, oltre a evitare la degenerazione della stessa in osteoporosi, ovvero una forma più grave.

Osteopenia: prevenzione e fattori di rischio

Vi sono più fattori di rischio per lo sviluppo dell’osteopenia, ed essendo alcuni di questi inevitabili, è bene conoscere quelli su cui è possibile intervenire per contrastare la perdita di densità ossea. Nello specifico, sono stati individuate le seguenti cause:

  • Invecchiamento;
  • Riduzioni ormonali (testosterone per gli uomini, estrogeni per le donne);
  • Predisposizione genetica;
  • Fumo e alcol;
  • Problemi di alimentazione;
  • Sedentarietà.

Da un’analisi dei fattori esposti, si può evincere in autonomia come uno stile di vita sano, comprendente quindi una corretta alimentazione e un’attività fisica quotidiana, siano indispensabili per conservare la salute delle ossa. Allo stesso tempo, è necessario controllare anche i valori della vitamina D, un nutriente importante anche per la salute del colon-retto che può essere trovato in alimenti quali formaggi grassi e pesci quali tonno, salmone e sgombro, e prevedere eventualmente un’integrazione tramite supplementi. Essenziale poi è anche l’apporto di calcio, componente fondamentale delle ossa. Eventualmente, a seguito di una visita dall’endocrinologo potranno essere prescritti appositi farmaci per contenere l’avanzare della patologia.

Sintomatologia e diagnosi dell’osteopenia

La difficoltà di una diagnosi tempestiva dell’osteopenia è data dal fatto che in una fase iniziale il quadro clinico risulta privo di sintomi evidenti, pertanto è difficile accorgersi per tempo della presenza di questa condizione. Nel tempo, possono invece insorgere fratture ossee, con maggiore frequenza per la spina dorsale, eventualmente precedute da osteoalgia.

Ad oggi, il metodo più efficace per diagnosticare osteopenia e osteoporosi è l’esame della densitometria ossea (MOC). Tramite la tecnica DEXA, ossia a doppio raggio X, vengono rilevati i due parametri di riferimento che sono la massa ossea e la densità minerale ossea; questi vengono poi interpretati attraverso il T-score, il quale con valori compresi tra -1 e -2,5 porta alla diagnosi di osteopenia, mentre con valori inferiori a -2,5 si parla invece di osteoporosi. Si tratta di un esame che viene consigliato anche ai soggetti celiaci, in quanto predisposti allo sviluppo della patologia.

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Cos’è lo strabismo e come curarlo

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Cos’è lo strabismo

Lo strabismo è un disturbo oculistico con deviazione degli assi visivi causata da un malfunzionamento dei muscoli oculari estrinseci, responsabili della mobilità del bulbo oculare.

A causa di questo disturbo lo strabico non riesce a vedere tridimensionalmente, ma vede con un occhio solo. Questa patologia inoltre è spesso collegata ad altre problematiche conseguenti come mal di testa, visione doppia, torcicollo o altre posizioni anomale del capo. Anche la componente psicologica di questa patologia va considerata in quanto lo strabismo si configura anche come importante problema estetico.

Esistono diversi tipi di strabismo:

  • Convergente: occhio deviato verso l’interno
  • Divergente: occhio deviato verso l’esterno
  • Verticale: occhio deviato verso l’alto o il basso.

Il lavoro del medico consiste nel correggere queste deviazioni ripristinando il corretto funzionamento dei muscoli oculari.

Diagnosi e prevenzione

Lo strabismo può essere identificato già durante le prime visite pediatriche o addirittura alla nascita (può infatti essere anche ereditario), ma può anche svilupparsi successivamente a causa di traumi, forti stress o febbri alte. E’ stato dimostrato che per evitare danni permanenti è importante diagnosticare lo strabismo entro i tre annidi età, per questo è importante effettuare controlli sin dai primi anni di vita del bambino.

Esistono infatti alcuni difetti visivi che se non trattati possono portare a questa condizione, tra questi troviamo l’ambliopia, comunemente chiamata “occhio pigro” che impedisce la normale collaborazione tra i due occhi, generando di solito uno strabismo divergente, o anche l’ipermetropia che invece può determinare una tipologia convergente.

Le cure

Fortunatamente la maggior parte dei casi di strabismo è migliorabile o totalmente correggibile.

A seconda della specificità o della gravità dello strabismo è possibile adottare diverse soluzioni, ad esempio i casi refrattivi possono essere corretti con gli occhiali, altri necessitano dell’occlusione di un occhio tramite uno speciale cerotto o la pratica di esercizi ortottici, altri ancora migliorano notevolmente se trattati con tossina botulinica, mentre per i casi più gravi è necessario intervenire chirurgicamente.

In generale le tecniche oggi utilizzate sono molto meno invasive rispetto al passato e anche nel caso di intervento la ferita si rimargina in pochi giorni e anche il rossore sparisce in breve tempo.

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